TESORI ROMANICI NELLE MARCHE.
Le più belle chiese, pievi e abbazie sul mare e nell’entroterra.

 

Un giro meraviglioso, perfetto da organizzare in quattro giorni, viaggiando per le terre marchigiane fino ad arrivare sul mare. Io ho iniziato a San Leo e ho finito ad Ancona. Qui in ordine geografico i miei luoghi preferiti, con, in aggiunta, consigli su dove pernottare e mangiare, cosa altrettanto importante accanto alla Cultura!

Tutte le chiese che menziono qui sono “puramente” romaniche, cioè quasi non trasformate dalle epoche successive e lasciate del tutto nello stile originario.

San Leo (per un pelo ancora in Romagna, ma non per questo da perdersi!).

La posizione dell’antico borgo già di per sé è una meraviglia: situato su un colle di roccia di Montefeltro, dominato dall’antico castello, si vanta di due chiese parallele, la cosiddetta “Cattedrale Doppia”. La Cattedrale San Leo e la Pieve S. Maria. Le due separano 50 metri ed entrambi hanno la facciata “cieca” senza portali (cosa molto curiosa e affascinante!).

Duomo di San Leo:

L’attuale duomo, costruito sulla roccia, si trova su dei resti di una prima chiesa dell’alto medioevo (VII secolo). In parte si possono ancora vedere dettagli di quest’ultima, nei capitelli per esempio o nei leoni che sorreggono le colonne. Il promontorio dove sorge la chiesa era usato fin dai tempi preistorici come luogo di culto.

Entrando ho subito un’impressione di solennità. I pilastri e le alte colonne longitudinali anticipano già il gotico e la luce che entra è tanta per essere ancora nell’era romanica.

L’inizio della costruzione risale al 1173, la parte più antica è la cripta. La pianta della chiesa è a croce latina con tre navate e due scale imponenti dalle quali si accede al presbiterio. Ho una piacevole sensazione di una chiesa abitata, usata frequentemente dal popolo, forse anche perché sono capitata nel giorno della befana. Comunque è invitante e calda al tatto.

 

Pieve di Santa Maria Assunta:

E’ il più antico edificio religioso di Montefeltro e rappresenta la prima manifestazione della cristianizzazione in questa zona. La sua origine risale all’882. Siamo in un impianto basilicale a tre navate con cripta sotto e presbiterio sopra.

Piccolina e compatta fa da sorellina alla cattedrale.

Da mangiare consiglio l’Osteria della Corte nella piazzetta centrale: bell’ambiente, buon cibo tipico della zona e servizio simpatico.

 

Sulla via per le prossime chiese romaniche ho fatto anche una breve sosta ad Urbino, città tante volte sentito nominare, ma mai visitata. Non è certo una città medievale, ma ne vale assolutamente una visita.

Il Palazzo Ducale è una visione che, credo non ne trova di simili in Italia. Sembra quasi un’allusione all’Oriente con le sue due torri tonde, che mi ricordano le favole di 1.000 e una notte. L’opera architettonica è davvero impressionante, e testimonia il ruolo importante che la città deve aver avuto nel Rinascimento. Il palazzo allude quasi a una città nella città, nella quale Federico di Montefeltro, all’epoca, ha attratto i miglior esponenti dell’arte, dell’architettura e delle scienze umanistiche, facendola diventare un centro intellettuale senza precedenti.

L’interno ospita degli splendidi cortili e la Galleria Nazionale delle Marche con opere di Piero della Francesca e Raffaello.

Per una piccola pausa fermatevi al semplice Caffè del Teatro, dove Mario incarna tutta la gentilezza del palazzo signorile e si prenderà cura di Voi sulla terrazza più bella di Urbino, direttamente sottostante alla facciata del Palazzo Ducale.

Una chicca urbinate è l’Oratorio di San Giovanni Battista con il suo imponente ciclo di affreschi dei fratelli Salimbeni dell’inizio del ‘400. Nello stile gotico internazionale brilla per i fantastici dettagli pittorici e narrativi. Sembra davvero entrare nella Bibbia, potendo seguire i Vangeli come su un palcoscenico.

Chi non vuole dormire ad Urbino può proseguire per la cittadina di Fossombrone, con un centro storico carino e invitante. Ho dormito da Rita, una Signora simpatica che affitta qualche camera, molto pulita, con un servizio impeccabile e vista magnifica sul fiume e il ponte romano. Da mangiare c’è anche un ristorante stellato, ma ho preferito l’ottima e semplice cucina di Mancinelli, nel corso principale.

 

Proseguiamo per il nostro percorso romanico, la prossima tappa è l’Abbazia di San Vincenzo al Furlo nel comune di Acqualagna. Una volta qui sorgeva una città importante per i pellegrini che attraversavano la gola vicina.

E’ semplice e austera, con un grande spazio per ospitare i fedeli. Oggi possiede un’unica navata, una volta invece erano due, cosa assai strana per lo stile romanico. Il presbiterio è anche qui alzato e accessibile attraverso una stretta scalinata. Sotto si trova la piccola cripta. Rimane una delle più semplici chiese che ho visitato in questi giorni, ma proprio per questo assai affascinante, anche perché non è disturbata da nessuna decorazione di rito ecclesiastico.

A Frontone si può mangiare molto bene su vicino al Castello nella Taverna delle Rocca. Qui il servizio e la cucina sono gestiti da sole donne, un po’ di una volta, rassicuranti e fiduciose. La carne è grigliata direttamente in sala sulla brace nel camino e l’atmosfera è più che famigliare. E’ un luogo da pranzo (e cena) per i locali, i lavoratori dintorni e la cucina è abbandonante e ottima.

Una bellissima strada mi porta all’Abbazia di San Vittore delle Chiuse attraverso la Gola di Frasassi nel comune di Genga. La strada si fa sempre più stretta e posso intravvedere scorci su per le rocce che fanno sognare arrampicate spericolate. In alto è incastonato un eremo e sulla via ci sono le Grotte di stalagmiti da visitare.

L’abbazia si trova in un piccolo centro termale abitato e con qualche albergo accanto.

La sua edificazione risale al 1060 e 200 anni dopo raggiunge il suo massimo splendore, diventando il punto di riferimento per ben 42 chiese nel territorio.

Mi piace più da fuori, anche se da dentro è sobria come piace normalmente a me. Forse è per i grandi restauri fatti nel ‘900 che si avverte una certa perdita di mistero e spiritualità.

L’aspetto esterno è quello di una fortezza e la sua sobrietà architettonica e la sua posizione sono coinvolgenti. L’interno è caratterizzato da una pianta a croce greca con cupola e quattro colonne che la sorreggono. Avverto un’influenza lombarda o comunque nordica nella semplicità della decorazione.

L’unica piccola decorazione è un’incisione a forma del simbolo dell’eterno accanto ad una finestra. Non si sa perché sia qui o cosa simboleggiasse, un’ipotesi è quella che furono i templari a inciderlo come buon augurio.

 

Proseguo verso l’Abbazia di Sant’Urbano nei pressi di Apiro. Se qualche volta ho trovato chiuse le chiese, temendo la stessa cosa anche qui, rimango davvero stupita: non solo la chiesa è aperta, ma un innovativo ed esemplare industriale della zona, Enrico Loccioni, che da sempre è legato attraverso la sua famiglia alla chiesa, si è preso cura dell’Abbazia. Insieme al Comune di Apiro valorizza il patrimonio della chiesa, la apre al pubblico, assume personale istruito che è sempre presente nell’Infopoint accanto alla chiesa, e sponsorizza degli studi sulle tante curiosità ancora da svelare dell’abbazia. Un esempio da imitare in un’Italia, dove tanto patrimonio artistico rimane chiuso al grande pubblico per mancanza di fondi e di volontà! Grazie!

Di là di questa sorpresa positiva, l’abbazia rimane anche una delle più belle, forse la più bella che ho visitato in questi giorni.

La sua fondazione risale all’anno 1.000, forse addirittura prima.

Da fuori impressiona fin da subito con una linea pulita e sobria e con le tre absidi tonde sul lato posteriore.

All’interno possiamo osservare un fenomeno molto particolare: la parte dell’aula, ovvero la parte destinata al comune popolo è completamente separato dalla parte del presbiterio, ovvero quella del clero, attraverso un muro netto con solo qualche piccola apertura, come quella del pulpito, che fa da punto di contatto tra le due zone. Il presbiterio costituisce quasi una chiesa a se stante.

Meravigliosi sono i dettagli delle decorazioni in bassorilievi, che alludono a simboli o raffigurano delle scene quotidiane di caccia. La cripta sottostante è enorme, con cinque navate e tante di colonne che sembra un labirinto.

Già tutto questo fa di quest’abbazia un gioiellino, ma si aggiunge una chicca, un particolare che caratterizza questo luogo non solo come una casa di Dio, ma anche come un posto mistico, spirituale ed enigmatico. Il 25 maggio, giorno di Sant’Urbano, da un piccolo occhio tondo sopra all’altare maggiore entra un raggio di sole che illumina un cerchio scolpito sul pilastro della navata dell’aula. Come se questa luce volesse unire i due spazi, volesse avvicinare lo spirito al popolo.

Quel giorno Sant’Urbano si manifesta qui, in quel cerchio è presente attraverso il sole.

Questo fenomeno si ripete ogni anno alle 07.40 della mattina del 25 maggio. In occasione si tiene una solenne messa nella chiesa, con canto gregoriano e successiva spiegazione da parte di un architetto.

Una scoperta piacevole è stata la piccola frazione di San Severino. La bella Piazza del Popolo al centro, di forma ovale, ospita tante botteghe, caffè e ristoranti. La cittadina possiede tra l’altro una famosa scuola di lingua italiana che attira tanti stranieri e turisti. Per questo San Severino è ben visitato durante tutto l’anno con tanto di servizi e comodità. Da consigliare è il Pinos Bar per l’aperitivo e l’Osteria Ninetta, dove mangiare in un’ambiente elegante e ricercato la cucina marchigiana con aggiunte fantasiose.

L’unica chiesa romanica qui è San Lorenzo in Doliolo, che francamente mi ha delusa, visto che è stata rivisitata e restaurata nel corso dei vari secoli. Forse la cripta è l’unico punto che ancora incorpora un po’ del fascino romanico.

Chiesa di San Claudio al Chienti. Questo particolare edificio si trova nel comune di Corridonia. Impressiona per la sua particolarità architettonica e forse è l’unica chiesa italiana romanica ad avere una tale struttura.

La costruzione è su due piani con due chiese separate una dall’altra. La cosa più stupefacente però sono le due torri cilindriche ai due lati delle navate che fanno riferimento allo stile ravvenato. Nella pianta centrale a croce greca possiamo invece scorgere un’influenza bizantina. La chiesa è stata documentata fin dall’XI secolo.

Dopo tante chiamate alla parrocchia finalmente una persona gentilissima viene ad aprirci la chiesa, che pare sia aperta solo nel fine settimana.

Ci racconta che esiste una leggenda, secondo la quale una “povera” Aquisgrana fosse collocata qui e che Carlo Magno avesse abitato in loco per certi periodi e che giacesse in una tomba sotto l’abbazia. Per questo la chiesa, come l’intera valle vicina, vengono prese d’assalto nei mesi più caldi dai turisti tedeschi che vengono in pellegrinaggio per visitare la seconda “casa” del loro Karl!

L’interno purtroppo è stato molto ristrutturato e lascia solo immaginare la bellezza che una volta deve essere stata.

Nelle vicinanze si trova la Basilica di Santa Maria al Piè di Chienti nel comune di Montecosaro.

Rappresenta uno dei capolavori dell’architettura romanica delle Marche e possiede una particolarità che solo altre cinque chiese italiane possiedono: al coro è aggiunto un deambulatorio nel quale i pellegrini di passaggio potevano camminare, pregare e sostare durante le liturgie senza disturbare le sante messe.

Parlano di questa chiesa già nel 936 e nel corso degli anni è stata trasformata spesso, anche per evitare crolli e danneggiamenti. Fece da modello la chiesa francese di stile borgognone, ma in Italia non esisteva ancora la maestranza di certe tecniche usate nel paese d’oltralpe. Per questo l’uso di contrafforti non era all’ordine dei giorni e di conseguenza hanno dovuto alzare la chiesa, facendola cosi diventare nella parte delle absidi a due piani.

La forma che vediamo oggi è molto interessante: troviamo un matroneo al secondo piano, che sono dei balconcini come all’opera, che permettono di seguire la messa anche dalla parte dell’aula (originariamente luogo riservato alle donne). Una volta al suo interno si trovavano anche delle piccole abitazioni e botteghe, il complesso era centro di commerci con addirittura una rinomata fiera che si teneva ogni anno.

E’ sicuramente una delle più interessanti chiese che abbia mai visto, un po’ peccato però è la decorazione con interventi contemporanei, che sicuramente aiuta la miglior fruizione della chiesa da parte della parrocchia locale e che fa diventare la chiesa un luogo vissuto ancora oggi da parte delle gente, ma che disturba la visuale sobria della bellezza dell’impianto in sé.

Proseguo per le bellissime valli e colline marchigiane che si avvicinano sempre di più al mare. La vista spesso si riposa su qualche paesino situato sul cucuzzolo di una piccola protuberanza e i prati vasti, addirittura a gennaio, si presentano soavi e belli. In lontananza posso scorgere il mare, con i suoi brutti grattacieli, che purtroppo troviamo su tutta la costa adriatica, ma che in questo scenario sono quasi pittoreschi, visto il contrasto notevole tra natura e dolcezza e stile metropolitano. Il mio occhio invece casca sempre sul piccolo monte che vedo davanti a me: il famoso Monte Conero di appena 572 metri di dislivello, ma che per i suoi strapiombi direttamente sul mare fa un’impressione notevole. Spicca come una cupola di bosco sul promontorio che si spinge sempre di più verso il mare.

Sul Conero è presente una ricca rete di sentieri trekking e c’è addirittura la possibilità di fare arrampicata con una vista da mozzafiato giù per il mare blu turchese. Purtroppo in gennaio ciò era impossibile ma posso immaginare un trekking stupendo di qualche giorno, che include natura, mare e cultura in questo posto meraviglioso.

Il Monte Conero ha una lunga e ricca storia, e ciò che ci interessa qui è che già prima dell’anno mille è stato abitato dagli eremiti. I monaci che seguirono edificarono molto sul monte, ma la presenza dei benedettini durò solo fino al XV secolo, visto la posizione pericolosa di questo luogo che era vittima di tanti attacchi da parte dei pirati che giungevano dal mare.

La Badia di San Pietro al Conero ha le sue origini nei primi anni del Mille. Dopo i romitori, eremiti che erano venuti sul monte per cercare l’assoluta solitudine nelle grotte, sono arrivati i benedettini che hanno dato inizio alla costruzione di questo bellissimo esemplare dell’architettura e dell’arte romanica. Da fuori è stata rifatta la facciata nel ‘700, ma l’interno è pressoché completamente originale. La pianta a tre navate è solenne e la quasi completa assenza d’interventi decorativi mi dà un grande senso di purezza, di devozione quasi mistica. L’unico “abbellimento” lo troviamo nei meravigliosi capitelli che dimostrano motivi floreali che prendono spunto dalla flora e fauna dei dintorni del Monte Conero o mostri deformi con corpi di serpenti o bocche enormi di mostriciattoli. E’ presente una meravigliosa cripta sotto il presbiterio alzato. Quello che una volta ospitava un convento oggi è un albergo elegante, l’Hotel Monteconero, con una terrazza meravigliosa sulla valle dietro al Conero (se trovate chiusa la Badia, chiedete la chiave all’albergo).

Il Monte Conero ha inoltre la fama di essere un monte cavo e come conseguenza si raccontano tante leggende fantastiche sulla vita all’interno del monte. Sicuro è che presenta una fitta rete di grotte, naturali e costruite, che avevano originariamente funzioni idrauliche e militari e che sono in parte visitabili. In totale sono circa 150 e di là del fatto se sono esisti giganti che li hanno costruiti o se servivano a operazioni segrete del militare per nascondere alieni!, sono comunque dei fenomeni interessanti e sicuramente ne valgono un visita. 

Oltre alla bellissima e imponente Badia, il Monte ospita inoltre la piccola Chiesa di Santa Maria di Portonovo, sull’orlo del mare. Dimostra un sublime equilibrio tra l’architettura così armonica romanica e la natura circostante. E’ riconosciuta come un capolavoro dell’architettura romanica non solo marchigiana, ma dell’intero romanico italiano.

Lo stile è lombardo e furono sempre i benedettini a cercare questo isolamento nell’XI secolo. La chiesa ha resistito alle mareggiate e alle frane subite per tutti questi secoli, e grazie ad un restauro esemplare nell’Ottocento, oggi è ammirabile quasi nello stato originario.

Purtroppo ho potuto vederla solo da fuori, perché apre i battenti solo qualche ora della mattina del venerdì e della domenica, visto che è in possesso privato.

La sua pianta a croce greca, tipicamente bizantina e già presente anche nella Cattedrale di Ancona, si mischia alla forma della classica basilica romana a cinque navate. Quello che però stupisce in questo piccolo gioiello è la grande armonia delle forme tonde, semplici, che si uniscono in una sorta di danza con la circostante natura. Poche volte si vedono esempi di tale armonia, dove niente stona nell’occhio, dove tutto è in un flusso continuo ed equilibrato.

Un dettaglio curioso è una lapide all’interno della chiesa, che cita dei versi del Paradiso di Dante. Parla del soggiorno di San Pier Damiani nella chiesa della Santa Maria, fatto chiaramente non provato, ma è sempre bello potersi riferire a tali leggende.

Informatevi bene sugli orari prima di intraprendere la lunga strada fino alla spiaggia di Portonovo (in estate, qui si trovano tanti ristoranti e bar direttamente sul mare).

 

Ancona. Città dal sapore un po’ pallido, come soleva dire un mio amico, che ha sempre pronto degli aggettivi azzeccanti per situazioni, cose e personaggi. Con un porto immenso e affascinante, si affaccia sul Mar Adriatico con un carattere liscio e tranquillo. Niente di straordinario qui, ma neanche di brutto. Anzi. Si può vantare di ben due chiese romaniche di una bellezza rara.

Il Duomo San Ciriaco si trova in cima alla città, ci si arriva a piedi seguendo le serpentesche scalinate o in macchina parcheggiando (purtroppo) davanti alla cattedrale. Da qui si ha una vista spettacolare sul porto, potendo osservare in tutta tranquillità la frenetica vita la giù, i cantieri navali, la costruzione delle grandi navi e il via vai degli operai. E’ un luogo affascinante in una pozione ben importante. Infatti, Il duomo, collocato qui in alto e dominando tutta la città, cosi come la costa, rappresentava un punto di riferimento per i viaggiatori che si stavano avvicinando alla costa e alla città, fungendo cosi da “faro”.

La chiesa fu costruita intorno al XII secolo su una basilica paleocristiana del VI secolo. Ma la cosa curiosa è che sotto le antiche basi della chiesa furono trovati i resti di un tempio dedicato ad Afrodite del IV secolo a.C. Questo fatto trova testimonianza sulla Colonna Traiana, dove in un bassorilievo è rappresentata Ancona con appunto il tempio. Afrodite era conosciuta, tra le altre cose, come la “Dea della buona navigazione”.

L’impianto dell’attuale chiesa romanica è la croce greca e la sua spettacolare caratteristica è che questa croce quadrata presenta in ciascuno dei suoi lati tre navate.

La basilica fu dedicata al patrono di Ancona San Ciriaco che figura come martire che ingerì del piombo fuso, cosa verificata negli anni Settanta nell’occasione del trasferimento temporaneo della sua salma. Un po’ macabro per i miei gusti…!

La Chiesa di Santa Maria della Piazza, sempre ad Ancona, davanti al porto presenta una facciata molto preziosa e particolare. E’ quasi interamente rivestita da archetti ciechi che ogni tanto ospitano dei bassorilievi a forme geometriche interessantissime.

Fu costruita nell’XI secolo, anch’essa sopra ad una basilica paleocristiana del IV secolo, che è ancora ben visibile nei sotterranei della chiesa e attraverso un pavimento fatto a vetro.

La Chiesa ha una pianta molto singolare: le tre navate sono interrotte da un lato da un transetto sopraelevato, che rappresenta anch’esso tre navate. L’atmosfera è spoglia e per essere una chiesa cittadina mi stupisce la sobrietà e la calma che qui si respira.

Ho mangiato notevolmente bene nel semplice Ristorante La Cantineta, subito accanto alla Chiesa e vicino al porto. Pieno e rumoroso, come deve essere in una città portuale, questo ristorante sembra esistere da sempre e non pare essere mai cambiato. Molto frequentato da gente locale, con piatti tipici a buon prezzo.

 

Loreto. Città dedicata interamente al culto mariano. Qui mi allontano dal romanico e entro in tutt’un altro viaggio…

Spesso avevo sentito nominare il nome di questa cittadina, e conoscevo malapena il suo mito, ma mai mi sarei aspettata una tale bellezza e invitante atmosfera.

Per farla breve: non avevo voglia di fermarmi ad Ancona per dormire, alberghi bruttini a prezzi troppo alti mi avevano fatto passare la voglia e allora ho cercato nelle zone dintorno e cosi ho trovato Loreto come alternativa sorprendentemente economica. Parto, e in mezz’ora sono nella città che nel mondo cattolico è una delle più famose per l’ammirazione della Maria.

Nella sua cosiddetta Basilica della Santa Casa sono ospitate le rovine della casa natale di Maria di Nazareth. La leggenda vuole che le antiche mura della sua dimora vennero prelevate da angeli e riposate in questa terra marchigiana. La fama crebbe cosi tanto che nel Rinascimento fu ordinato di costruire una basilica per ospitare le reliquie del culto e per poter far fronte alle sempre crescente folla di pellegrini. Cosi furono costruiti un ospedale e delle case per ospitare i pellegrini che arrivavano da ogni parte del mondo. Il papa di allora, Gregorio XIII concesse addirittura l’indulgenza per chi aveva visitato il luogo sacro e aiutò cosi all’incremento dei visitatori e alla fama del luogo. Furono chiamati artisti come Vanvitelli, Bramante e Sansovino per il lato architettonico e Melozzo da Forlì e Luca Signorelli per gli affreschi. Questa testimonianza di artisti di altissimo rango dell’epoca si può ammirare ancora oggi, in una Chiesa eclettica, ma armoniosa, certo bombastica ma allo stesso tempo famigliare con un’atmosfera calda e domestica. Quest’ultima caratteristica forse è dovuta anche alla sua continua attività ecclesiastica, quasi ogni ora si tiene una messa, tutti i giorni dell’anno e in chiesa si vedono tanti punti d’ascolto ben visitati

La piazza è bella ed elegante e il Palazzo Apostolico, tipicamente rinascimentale ospita in ogni portone dei confessionari, superattrezzati con tanto di video e pulsanti elettronici. E’ un mondo a parte questo, e per chi non è abituato a vedere tutto ciò, una nordica come me, molto affascinante.

Tutto questo flusso di turisti e pellegrini comporta chiaramente anche ad una vasta scelta di ristoranti con ottima cucina. Buono e gentilissimo è lo storico Caffè Bramante direttamente in Piazza e notevole il Ristorante Osteria Lauretana con cucina marchigiana, mista pugliese, con servizio simpatico e molto professionale. Ho mangiato dell’ottimo pesce qui.

Per dormire ho trovato attraverso booking.com una buona offerta nell’albergo San Francesco, intanto qui sono quasi tutti gli alberghi mastodontici per poter far fronte al flusso delle masse dei credenti. Dista 10 minuti a piedi dal centro con ottima colazione a buffet.

 

Glossario

Duomo

Il Duomo è la chiesa principale di un centro urbano (soprattutto in paesi di lingua tedesca e italiana). Nell’antica Roma la parola latina domus significava semplicemente casa. Con le invasioni barbariche il termine venne riservato da ora in poi alla “Casa di Dio”. Il duomo non deve essere per forza anche la cattedrale, quando il termine cattedrale invece presuppone che l’edificio sia anche duomo (a Bologna la chiesa più importante non è la cattedrale, ma la Basilica di San Petronio.) Ci possono essere anche due duomi in una stessa città. Nel Medioevo furono usate costruzioni già presenti per adattarle a chiese cristiane, questi dovevano avere una cupola. Così queste chiese divennero ancora più prestigiose delle già esistenti basiliche e furono chiamate duomo. Duomo divenne così sinonimo di cupola.

Cattedrale

Una cattedrale è la chiesa più importante di una diocesi. La parola deriva da cattedra, appunto perché ospita la cattedra del vescovo. Colui è visto come il pastore non solo della sua chiesa, ma dell’intera diocesi, che è la sua parrocchia. Lui da qui insegna, celebra e governa. Oltre a questo, nella cattedrale vengono sepolti i vescovi, contrariamente alla raccomandazione di non seppellire cadaveri nelle chiese.

Concattedrale

Possiede la stessa dignità e previlegi di una cattedrale, ma ha una precedenza minore. Solo la Santa Sede può promuovere una chiesa al livello di una concattedrale. Ragioni possono essere p. esp. il grande significato religioso di una chiesa in una città dove esiste già una cattedrale.

Basilica

La parola “basilica” esisteva già prima del cristianesimo, nell’antica Grecia, dove il significato in greco è corte reale, sala reggia. Poi furono costruite nell’antica Roma come edifici utilizzati per riunioni pubbliche. Il termine indicava una costruzione con navata centrale, una grande aula per riunire tante persone. Poi si trasformò e divenne luogo di culto cristiano con tre o cinque navate e un’abside finale. Nell’età cristiana la basilica vuole dire una chiesa di particolare antichità, specialmente le chiese paleocristiane. Per tutto il medioevo si costruirono basiliche a croce greca o latina.

Chiesa

La chiesa è un qualsiasi edifico dedicato al culto religioso cristiano. Il termine deriva dal latino “ecclesia”, che significa assemblea e comunità. Gli edifici ecclesiastici possono avere varie denominazioni, tutte le classificazioni qui trattate sono chiese: la cattedrale, il duomo, la pieve etc.

Cappella

Una cappella è un’ampia nicchia ricavata all’interno di una chiesa, oppure un piccolo edificio all’interno di un palazzo privato o un convento. E’ provvista di un proprio altare e dedicata al culto di un particolare santo. Spesso era aggiunta dopo la costruzione della chiesa e finanziata da privati, famiglie della ricca borghesia che sovente la usava come tomba famigliare. Abbiamo bellissimi esempi di queste realizzate p.es. da Michelangelo.

Monastero

Nel cristianesimo è un complesso di edifici, dove vivono monaci e monache. Si chiamano anche priorato per differenziarsi dalle abbazie. Monasteri esistono anche in altre religioni, come nell’induismo o nel buddismo. La parola deriva dal greco antico è significa solitario, eremita, unico. I monasteri cristiani iniziavano a nascere dopo l’epoca delle persecuzioni. Erano fin da sempre delle piccole città in sé: con una vita autonoma e autosufficiente. Nel Medioevo in essi era tramandata la cultura classica, attraverso la copiatura delle opere antiche. La diffusione di monasteri in tutta Europa ha aiutato tra l’altro l’evangelizzazione del popolo. I monaci vivono una vita di preghiera e di lavoro, spesso manuale. In un monastero “doppio” sono ospitati sia monaci che monache. Gli elementi architettonici sono: chiesa, biblioteca, refettorio, dormitorio, chiostro, foresteria, magazzini.

Abbazia o Badia

Un’abbazia è un monastero sotto la direzione di un abate o di una badessa. Per la promozione di un monastero al rango di abbazia da parte del Vaticano devono essere compiute certe richieste della legge ecclesiastica. Sottostanno direttamente alla Santa Sede e non ad una diocesi. Il nome deriva dall’aramaico e significa padre. Intorno al chiostro, di forma quadrata e privo di decorazioni, monocromo e spoglio, si articolano tutti gli altri ambienti. Ogni abbazia ha il suo regolamento, una vera costituzione. Il numero minimo dei membri è di dodici religiosi che abbiano ricevuto gli ordini sacri o preso i voti. Spesso include, oltre all’edificio in sé, anche l’insediamento che si è sviluppato intorno a esso. Le abbazie cercano ancora oggi di produrre la maggior parte di quello che gli serve all’interno e vendono il surplus.

Convento

Convento non è sinonimo di monastero: il convento venne introdotto con l’avvento degli ordini mendicanti, i cui monaci sono chiamati frati e suore. Il convento è perciò una struttura successiva rispetto alle antiche abbazie medievali: con dimensioni più modeste e con funzioni quasi esclusivamente residenziali. Non sono i centri culturali, che erano i monasteri una volta. I frati e le sorelle sono membri di ordini, ma non conducono una vita da monaci, spesso sono dediti alla vita nel mondo in lavori sociali. Oggi tanti conventi sono stati abbandonati e gli immobili sono stati venduti e trasformati in strutture alberghiere.

Pieve

La parola viene da plebs, popolo: è una parrocchia, spesso una chiesa di campagna. Qui non aveva solo funzioni ecclesiastiche, ma anche amministrative del municipio. Intorno al X secolo le pievi cominciano a essere dotate di campanili, che fu una novità rispetto alle chiese paleocristiane e bizantine. Erano fondamentali per chi viveva in campagna, perché qui si potevano amministrare tutti i sacramenti, senza dover andare in città, nella cattedrale.

Santuario

E’ un luogo considerato sacro per la manifestazione del divino, per la presenza di sepolture di personaggi importanti o reliquie, o perché sono testimoni di eventi soprannaturali. E’ un luogo di venerazione e di pellegrinaggio. (Lourdes, Loreto…).

Eremo

E’ un luogo di difficile accesso, dove uno o più persone, detti eremiti o anacoreti (ritirarsi), si auto-escludono dalla vita sociale e mondana per condurre una vita di preghiera a stretto contatto con la natura. La parola deriva dal latino e dal greco: solitario, deserto. L’Italia (Abruzzo) e il Tibet hanno la maggior concentrazione di eremi al mondo. La figura dell’eremita non deve essere per forza collegata ai voti, alla castità e all’obbedienza. San Francesco d’Assisi disse che il primo eremo è il nostro corpo, nel quale è racchiusa l’anima. Originariamente erano delle grotte, o posti nel deserto. Poi la forma si è evoluta in strutture murarie, ma sempre appoggiate a pareti rocciose. Man mano si arricchiscono addirittura di affreschi e decorazioni. Così gli eremi vengono divisi in celle, che ospitano i singoli eremiti. Alcuni eremi sono diventati dei veri e propri monasteri.

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